(Adnkronos) – “Investire nel sapere è sempre più importante, soprattutto in una fase come questa, chiamata ‘quarta rivoluzione industriale’, dove tutto è accelerato e l’intelligenza artificiale sta diventando un elemento centrale. Nel passato, la vita era scandita in un modo industriale: l’educazione nella prima fase, una lunga fase di lavoro e, poi, la quiescenza. Ora, invece, il futuro sarà completamente diverso: non sarà più sufficiente ciò che si è imparato all’inizio della vita, ma bisognerà tornare a scuola molte volte, per disimparare alcune delle cose che non saranno più aggiornate rispetto alle modalità della vita e alle richieste del lavoro e bisognerà altresì imparare aspetti nuovi”. E’ quanto afferma Francesco Profumo, già ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, professore emerito Politecnico di Torino, intervenendo nel corso della giornata inaugurale del Festival dell’Impresa 2026, in svolgimento dal 6 all’8 novembre a Bergamo e promosso da ItalyPost con Confindustria Bergamo tra i promotori.
“Affinché questo possa avvenire senza troppi traumi, è necessario che nella prima parte della vita si impari ad imparare e che i Paesi cominciano a pensare a un terzo asse del welfare, oltre quello della sanità e quello sociale, che è proprio quello dell’educazione, perché – spiega – non potremo perdere troppe persone e, soprattutto, non potremo avere persone che non potranno aggiornarsi perché per le loro condizioni economiche. Credo veramente che sia una fase molto critica di tutti i Paesi ed è necessario un progetto lungo, almeno forse che durerà vent’anni”.
“Il nostro Paese per ora ha fatto poco. I Paesi che più si sono si stanno attrezzando da questo punto di vista sono i Paesi del Nord Europa, dove sono stati messi in atto percorsi che dureranno probabilmente vent’anni e che hanno l’obiettivo di accompagnare le persone nella vita attraverso una modalità di educazione dove si entra e si esce. Questo è un investimento importante, prima di tutto di progetto, ma anche di tipo economico”, sottolinea Profumo. “Da questo punto di vista, bisognerà tener presente che, per esempio, nel primo dopoguerra, quando la priorità di questo Paese era la casa, ci fu un presidente del Consiglio, Fanfani, che avviò un Piano Casa, a cui parteciparono naturalmente il governo, i sindacati, le associazioni imprenditoriali e le persone. Ricordo mio papà che aveva un prelievo sul suo stipendio e questo in poco meno di vent’anni consentì di risolvere il problema della casa nel nostro Paese. Probabilmente dobbiamo tornare a questo spirito”, conclude.
economia
webinfo@adnkronos.com (Web Info)
